PALESTINA - TERRITORI OCCUPATI - STRISCIA DI GAZA

 

 

 

ricevo e inoltro, per informazione

saluti,  Miriam

 

 

RESTIAMO UMANI 

 

 

29-12  Ola al-Tamimi - Jenin: Giro di vite dell'Autorità Palestinese nei confronti degli attivisti contrari ai negoziati.

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4611:jenin-giro-di-vite-dell-ap-nei-confronti-degli-attivisti-contrari-ai-negoziati&catid=25:dalla-palestina&Itemid=75

 Michele Giorgio - Betlemme occupata, i Territori del Natale.

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4610:betlemme-occupata-i-territori-del-natale&catid=25:dalla-palestina&Itemid=75

 Geoffrey Aronson - Le misure per la costituzione dello stato non porteranno a niente, fintantochè la Palestina resterà una colonia.

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4612:le-misure-per-la-costituzione-dello-stato-non-porteranno-a-niente-fintantoche-la-palestina-restera-una-colonia&catid=23:interventi&Itemid=43

 Nena News Redazione - Chiuso il valico di Kerem Shalom, Gaza di nuovo al buio.

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4613:chiuso-il-valico-di-kerem-shalom-gaza-di-nuovo-al-buio&catid=25:dalla-palestina&Itemid=75

 VIDEO di David Sheen e Max Blumenthal sulla natura eminentemente razzista dello stato di Israele

http://electronicintifada.net/blogs/ali-abunimah/watch-video-israeli-racism-new-york-times-didnt-want-you-see   Mariano

 

 

 

27/12/2013 09:54 | POLITICA - INTERNAZIONALE | Fonte: Il Manifesto | Autore: Michele Giorgio    

De Magistris: «Liberiamo lo Stato di Palestina»

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Per Luigi De Magi­stris sono stati giorni intensi nei Ter­ri­tori occu­pati. Il sin­daco di Napoli, che ha rice­vuto dal pre­si­dente dell’Anp la cit­ta­di­nanza ono­ra­ria, ha avuto modo di veri­fi­care di per­sona le con­se­guenze dell’occupazione mili­tare e di com­pren­dere il signi­fi­cato di una esi­stenza pas­sata tra posti di blocco, per­messi da otte­nere, il Muro che cir­conda le città pale­sti­nesi, a comin­ciare da Betlemme dove ha allog­giato. «E’ stata una scelta pre­cisa quella di pas­sare a piedi il check point tra Betlemme e Geru­sa­lemme e di non far ricorso all’automobile del con­so­lato (ita­liano). E’frustrante pen­sare che ci possa essere un popolo così oppresso, così umi­liato nella sua dignità», spiega De Magi­stris al mani­fe­sto. In que­sti giorni il sin­daco ha potuto ren­dersi conto anche della ten­sione che regna sul ter­reno due pale­sti­nesi (tra i quali una bimba di quasi quat­tro anni) e un israe­liano uccisi a Gaza, raid aerei, ordi­gni esplo­sivi, vio­lenze e la gra­vità del pro­blema delle colo­nie israe­liane in con­ti­nua espan­sione dei Ter­ri­tori occu­pati. Le ultime demo­li­zioni di case pale­sti­nesi in Cisgior­da­nia, ad Ain Ayoub, vicino Ramal­lah, e a Fasaiyl Wusta, nella Valle del Gior­dano, hanno lasciato senza un tetto 70 per­sone. Una cosa è leg­gere o stu­diare que­ste cose, un’altra è vederle con i pro­pri occhi.

Dome­nica, scrive la stampa israe­liana, arri­verà l’annuncio della costru­zione di altre mille, forse due­mila nuovi appar­ta­menti negli inse­dia­menti in Cisgior­da­nia e a Geru­sa­lemme Est, di fatto come con­tro­par­tita per il rila­scio di altri 26 dei 104 pri­gio­nieri poli­tici che il governo Neta­nyahu si è impe­gnato a rila­sciare lo scorso luglio nel qua­dro delle intese per la ripresa del nego­ziato bila­te­rale. I timidi «richiami» ed «ammo­ni­menti» giunti da Stati Uniti ed Unione euro­pea non hanno mini­ma­mente scal­fito la deter­mi­na­zione del pre­mier israe­liano di con­ti­nuare le costru­zioni nelle colo­nie. Israele sa che non c’è una volontà occi­den­tale di fer­mare l’espansione degli inse­dia­menti colo­nici che pure avviene in aperta vio­la­zione del diritto inter­na­zio­nale. «Non ci fer­me­remo, nem­meno per un istante, nella costru­zione del nostro Paese e nello svi­luppo della nostra impresa colo­niale”, aveva garan­tito il primo mini­stro qual­che giorno fa rivol­gen­dosi a un gruppo di mem­bri del suo par­tito, il Likud. La “media­zione impar­ziale” da parte degli ame­ri­cani è un para­dosso. Nelle scorse set­ti­mane il Segre­ta­rio di Stato John Kerry ha pre­sen­tato a israe­liani e pale­sti­nesi un “piano di sicu­rezza” per la Cisgior­da­nia in gran parte simile a quello che ha in mente Netanyahu.

Di fronte alla debole linea dei governi occi­den­tali, Luigi De Magi­stris, alla guida di una delle città più impor­tanti del Medi­ter­ra­neo, si dice impe­gnato in una ini­zia­tiva dal basso, fon­data sul volere delle popo­la­zioni: fare delle muni­ci­pa­lità ita­liane e medio­rien­tali il pila­stro per una pace costruita sulla giu­sti­zia. Il Pro­to­collo per il Forum degli enti locali del Medi­ter­ra­neo che ha fir­mato nei giorni scorsi, spiega De Magi­stris, «parte dal sin­daco di Napoli e mette insieme alcun sin­daci della Pale­stina, in par­ti­co­lare quelli di Nablus, Ramal­lah e Betlemme, per raf­for­zare la demo­cra­zia dal basso per la pace. Pen­siamo che con azioni forti che ven­gono dalle comu­nità, dai rap­pre­sen­tanti delle per­sone, con una demo­cra­zia diretta più forte, ci possa essere un’accelerazione del pro­cesso di pace». A Napoli il pros­simo anno, aggiunge il sin­daco, «il Medi­ter­ra­neo sarà pro­ta­go­ni­sta della pace. Non vogliamo più un Medi­ter­ra­neo intriso di san­gue come abbiamo visto a Lampedusa».

Il legame spe­ciale tut­ta­via è sem­pre tra Napoli e la Pale­stina. «Si tratta di un rap­porto molto stretto – pro­se­gue De Magi­stris – Abu Mazen qual­che mese fa ha rice­vuto a Napoli la cit­ta­di­nanza ono­ra­ria e ora anche io sono cit­ta­dino pale­sti­nese, con tanto di pas­sa­porto». Napoli, con­ti­nua il sin­daco, è per­ce­pita «come una capi­tale, una città con una diplo­ma­zia auto­noma, indi­pen­dente dai governi. Napoli può essere pro­mo­trice di un pro­cesso di pace. Stiamo tes­sendo molti rap­porti, stiamo risco­prendo un ruolo inter­na­zio­nale che la città aveva perso negli anni pas­sati». L’amministrazione comu­nale di Napoli un anno fa appog­giò aper­ta­mente l’ingresso della Pale­stina all’Onu come Stato non mem­bro. De Magi­stris scrisse al capo dello stato Napo­li­tano per spin­gerlo a soste­nere la richie­sta al Palazzo di Vetro pre­sen­tata da Abu Mazen a nome dell’Olp. «A Napoli con­si­de­riamo la Pale­stina uno Stato e Geru­sa­lemme una città nevral­gica della Pale­stina – con­clude De Magi­stris — Ci bat­te­remo sino a quando lo Stato di Pale­stina non sarà libe­rato e tutti i pri­gio­nieri poli­tici (pale­sti­nesi) saranno liberi. Dob­biamo far cre­scere la mobi­li­ta­zione e lavo­rare per­chè siano abbat­tuti i muri».

 

24-12 Appello di Kassem Aina da Beirut.

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4606:appello-di-kassem-aina-da-beirut&catid=24:comunicati-stampa&Itemid=44

 Haidar Eid - La non partecipazione come strategia palestinese.

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4605:la-non-partecipazione-come-strategia-palestinese&catid=23:interventi&Itemid=43

 Michele Giorgio - Alta tensione, Netanyahu: avanti con le colonie.

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4608:alta-tensione-netyanyahu-avanti-con-le-colonie&catid=41:reportage&Itemid=81

 Anna Clementi - La lenta morte di Gaza.

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4607:la-lenta-morte-di-gaza&catid=25:dalla-palestina&Itemid=75

 Nena News Redazione - Samer Issawi liberato, torna a casa da eroe.

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4609:samer-issawi-liberato-torna-a-casa-da-eroe&catid=25:dalla-palestina&Itemid=75      mariano

 

 

 

Netanyahu: avanti con le colonie. Nell’Anp volano gli schiaffi

Pubblicato il 20 dic 2013

di Michele Giorgio – il manifesto -

L’espansione delle colo­nie ebrai­che nella Cisgior­da­nia occu­pata non si fer­merà, assi­cura il pre­mier israe­liano Neta­nyahu, nono­stante le cri­ti­che degli Stati Uniti e gli ammo­ni­menti dell’Unione euro­pea. «Non ci fer­me­remo un attimo per costruire il nostro paese per raf­for­zarci e sviluppare…gli inse­dia­menti», ha riba­dito il primo mini­stro con­fer­mando che il suo governo e la destra con­ti­nuano a con­si­de­rare i ter­ri­tori occu­pati pale­sti­nesi parte di Israele. Parole pro­nun­ciate nelle stesse ore in cui il capo dei nego­zia­tori pale­sti­nesi affer­mava la volontà dell’Autorità Nazio­nale (Anp) di con­ti­nuare i nego­ziati anche dopo aprile – ter­mine dei nove mesi fis­sati per la con­clu­sione delle trat­ta­tive dal segre­ta­rio di stato Usa John Kerry — a patto che le parti con­clu­dano una schema d’accordo com­ples­sivo su tutti i temi prin­ci­pali del nego­ziato. Un accordo di mas­sima è pos­si­bile, ha spie­gato Ere­kat, ma potrà con­cre­tiz­zarsi solo se Israele deci­derà «di pre­fe­rire la pace alla costru­zione nelle colo­nie». Neta­nyahu ha già fatto sapere cosa pre­fe­ri­sce.
Non cessa l’espansione degli inse­dia­menti colo­nici e con­ti­nuano i raid mili­tari all’interno di campi pro­fu­ghi e cen­tri abi­tati pale­sti­nesi. Quella di mer­co­ledì è stata una notte di incur­sioni israe­liane nelle aree A della Cisgior­da­nia che pure, secondo gli accordi di Oslo, sono sotto il pieno con­trollo dell’Anp. Nel raid com­piuto nel campo pro­fu­ghi di Jenin — allo scopo, ha detto un por­ta­voce mili­tare israe­liano, di arre­stare un pre­sunto capo di Hamas — è stato ucciso Nafea Saadi, 23 anni, che con altri gio­vani era sceso in strada a pro­te­stare con­tro l’incursione. Almeno altri otto pale­sti­nesi sono stati feriti, alcuni dei quali in modo grave. Poco dopo un altro pale­sti­nese, Samir Yasin, 28 anni, agente delle forze di sicu­rezza dell’Anp, è caduto in un agguato di una unità spe­ciale israe­liana a Qal­qi­lya. La popo­la­zione, come a Jenin, subito dopo si è river­sata in strada per pro­te­stare lan­ciando pie­tre e bot­ti­glie incen­dia­rie. Per il por­ta­voce mili­tare Yasin era armato ed era ricer­cato per aver spa­rato con­tro obiet­tivi israe­liani. Nel 2013 Israele ha inten­si­fi­cato i raid nei cen­tri abi­tati della Cisgior­da­nia ucci­dendo una ven­tina di pale­sti­nesi, in buona parte durante le pro­te­ste seguite alle incur­sioni delle unità spe­ciali. «Que­sta peri­co­losa esca­la­tion israe­liana è rivolta a vani­fi­care gli sforzi ame­ri­cani e inter­na­zio­nali per avan­zare nel pro­cesso di pace por­tando i nego­ziati ad un punto morto», ha com­men­tato Nabil Abu Rudei­neh, por­ta­voce della pre­si­denza pale­sti­nese, che poi ha chie­sto alla comu­nità inter­na­zio­nale di «muo­versi per met­tere fine alle misure (israe­liane) che ten­gono chiusi i pale­sti­nesi in una spi­rale di ten­sioni e vio­lenza».
Le con­danne di Abu Rudei­neh lasciano indif­fe­renti i pale­sti­nesi dei Ter­ri­tori occu­pati a dir poco scet­tici nei con­fronti delle trat­ta­tive con Israele e che guar­dano con cre­scente sfi­du­cia all’Anp. D’altronde non potreb­bero avere un atteg­gia­mento diverso visto che nono­stante la crisi pale­sti­nese resti grave i diri­genti dell’Anp non tro­vano di meglio che farsi la guerra tra di loro. Due giorni fa a Ramal­lah la guar­dia pre­si­den­ziale ha dovuto cir­con­dare la sede del Con­si­glio Legi­sla­tivo Pale­sti­nese a Ramal­lah per pro­teg­gere un depu­tato minac­ciato da un pezzo grosso di Fatah. Nelle stesse ore uomini armati hanno aperto il fuoco con­tro gli uffici del mini­stro pale­sti­nese per gli affari isla­mici.
A quanto si è saputo Jamal Abu al Rab, un par­la­men­tare che in pas­sato aveva fatto parte del gruppo armato le “Bri­gate di al Aqsa” (Fatah), e Jibril Rajoub, un ex coman­dante delle forze di sicu­rezza ora pre­si­dente della Fede­ra­zione Cal­cio Pale­sti­nese, erano inca­ri­cati di acco­gliere il mini­stro degli esteri cinese Wang Yi in visita in Israele e Ter­ri­tori occu­pati. All’improvviso, per ven­di­carsi di un aggres­sione subita un mese fa, al Rab ha schiaf­feg­giato Rajoub e si è dato alla fuga. Rajoub, met­tendo da parte il fair play che ostenta quando parla di cal­cio, ha ordi­nato agli uomini della sua scorta di inse­guire al Rab e ven­di­carlo. Il depu­tato ha quindi cer­cato rifu­gio nella sede del Clp dove è rima­sto nasco­sto per ore sotto la minac­cia degli uomini di Rajoub, fino all’arrivo della guar­dia pre­si­den­ziale che ha for­mato un cor­done attorno all’edificio per­met­tendo al depu­tato di potersi allon­ta­nare senza rischio. Le vec­chie e inu­tili riva­lità ai ver­tici dell’Anp aggra­vano la sfi­du­cia della popo­la­zione. In un son­dag­gio dif­fuso a giu­gno dal Cen­tro pale­sti­nese per la Poli­tica e la Ricerca Sta­ti­stica, il 77 per cento degli inter­vi­stati pale­sti­nesi ritiene ci sia cor­ru­zione tra i fun­zio­nari dell’Anp in Cisgior­da­nia e il 61 per cento nel governo di Hamas a Gaza

 

 

 

 

Date: Wed, 18 Dec 2013 20:57:29 +0100
Subject: Gaza alluvionata
From: comitatosalaam@gmail.com
To:


di Anna Clementi

Roma, 18 dicembre 2013, Nena News - La popolazione di Gaza sta lentamente cercando di tornare alla normalità dopo un'eccezionale ondata di maltempo che ha totalmente allagato la Striscia costringendo decine di migliaia di famiglie a lasciare la propria casa e a trovare riparo in edifici pubblici e rifugi di emergenza. Centinaia di persone sono rimaste intrappolate nelle case e molte altre sono state ferite a causa dal crollo degli edifici. Le aree più colpite sono state la parte settentrionale di Gaza e Gaza City, dove le infiltrazioni di acqua hanno provocato molti danni alle abitazioni e alle reti elettriche. Gravi sono state anche le conseguenze per l'agricoltura: secondo le stime dell'agenzia delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA) circa il 10 percento delle serre e dei campi agricoli di Gaza sono stati danneggiati.

E la pioggia torrenziale di questi giorni non ha fatto altro che peggiorare una situazione sanitaria ed ambientale già disastrata dagli ancora visibili effetti dei bombardamenti israeliani di Piombo Fuso (2008-2009) e di Colonna di Difesa (2012) e dalle conseguenze dell'assedio che Israele impone alla Striscia dal 2007.

Oggi Gaza, una delle zone a più alta densità abitativa coi suoi 4353 abitanti per chilometro quadrato, vive una condizione di alto rischio sanitario ed ambientale. Il 95% della falda acquifera costale, l'unica fonte di acqua corrente della Striscia, è contaminata da infiltrazioni saline, feci umane e fertilizzanti. L'alta concentrazione di nitrati e di cloruro, 10 volte superiore alla quantità massima stabilita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, causa di anemia e diverse forme di cancro, rende l'acqua di Gaza troppo inquinata per essere bevuta.

La maggior parte degli abitanti è perciò costretta a comprare l'acqua dagli impianti di desalinizzazione. Impianti che, tuttavia, troppo spesso non vengono controllati e non seguono le norme igieniche appropriate per una corretta purificazione dell'acqua. Inoltre il costo di questo processo è molto alto (ogni metro cubo di acqua costa 50 NIS, l'equivalente di 10 euro) e molte famiglie spendono fino ad un terzo delle loro entrate mensili solamente per l'acquisto di acqua. Chi non può permettersi una spesa simile, utilizza fonti alternative ben consapevole del rischio sanitario a cui va incontro: quasi il 18% dei palestinesi di Gaza prende la propria fornitura di acqua dai pozzi agricoli che spesso sono contaminati di fertilizzanti e microbi.

Una delle principali cause della contaminazione della falda acquifera è l'assedio che Israele impone alla Striscia dal 2007, che ha reso Gaza una vera e propria prigione a cielo aperto in cui ogni collegamento con l'esterno, via terra, aria e acqua, è sotto il totale controllo israeliano. Sono proprio le restrizioni israeliane sull'importazione di materiali da costruzione ad aver portato la situazione idrica e sanitaria sull'orlo del collasso. Infatti l'impossibilità di riparare e rinnovare le infrastrutture idriche e gli impianti di trattamento delle acque reflue, unita ai gravi danni alle reti idriche causate dall'Operazione Piombo Fuso e dall'ultima offensiva israeliana contro la Striscia nel novembre 2012, ha fatto sì che ogni giorno, dal 2008, vengano riversati in mare dai 60 ai 90 milioni di litri di acqua di scarico non trattata. I bambini, che vivono vicino alle pozze dove vengono scaricate le acque reflue, presentano un alto livello di parassiti intestinali che spesso sono la causa di gravi malattie nutrizionali.

Ed in mancanza di azioni concrete ed immediate contro Israele che, impunito, continua ad infrangere il diritto internazionale, la situazione a Gaza è destinata ad aggravarsi sempre più.


Secondo il rapporto, pubblicato dall'ONU ad agosto 2012, nel 2020 la popolazione di Gaza supererà i due milioni di abitanti e non ci potrà essere un'adeguata fornitura dell'acqua e i servizi sanitari ed educativi. E se non si interverrà subito, la situazione entro il 2020 potrà divenire irreversibile. Sono già passati quasi due anni dalla stesura del rapporto e la situazione di Gaza, assediata da Israele ed isolata dal mondo intero, non ha fatto altro che peggiorare.

 Nena News

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